lunedì 30 gennaio 2012

Scrutatio

Spero si scriva così. L'altro giorno il mio amico di sempre mi porta a fare questa esperienza. Chi ha letto qualche post sa già di questo mio amico, e soprattutto conosce la differenza enorme che, forse, ci fa essere così amici. Lui ha la fede e io no, e credo che mai ce l'avrò!
Nonostante questo durante l'estate mi sono letto tutta la Bibbia, dunque mi sono detto perchè no?
L'esperienza in questione verteva infatti su un concetto molto affascinate che non conoscevo: scrutare.
C'erano 300 ragazzi fra i 20 e i 34 anni; tutti fedelissimi, a parte me. Si partiva da un passo, un passo del vangelo. Ogni passo nel testo sacro ha delle note che richiamano ad altri e il gioco consisteva in questo: leggere tutti i richiami ad altri passi e da questi ad altri ancora, come una carambola infinita. Più ci si addentra in questa specie di gioco più ho scoperto quanto sia  "mistico" in senso laico, addentrarsi in un testo, un qualsiasi testo. E' un po' come leggere qualcosa tenendo per mano qualcuno che da lì ci è già passato, come attraversare un museo con una guida esperta, come guadare un fiume con chi conosce i sassi giusti su cui appoggiare i piedi. Una sensazione amica e intensa; una certa esperienza di pace che mi ha reso sereno, almeno fino ad oggi: un altro terribile Lunedì.
CIao a tutti

sabato 28 gennaio 2012

Delitto e Castigo - la febbre di Dostoevskj

Mi sono sempre chiesto perchè i personaggi di Dostoevskj mi abbiano sempre così tanto affascinato. Nella mia vita ho sempre precorso i tempi, e credo di aver completamente sbagliato nel leggere questi romanzi prima che maturassi a pieno. Ho iniziato con l'Idiota, i Demoni, i Fratelli Karamazov e ora ho da poco finito quello che è considerato un po' la pietra miliare: Delitti e Castigo. Avrei dovuto davvero cominciare da qui, da questo romanzo, perchè è proprio qui dentro che è nascosto il segreto dei suoi personaggi. C'è una linea sottile che unisce tutti i personaggi di Dostoevskj, che li rendi così particolari e diversi dagli altri: non solo per i dialoghi infiniti, privi di nesso con la realtà, ma è come se fossero animati da una forza irrazionale, come se fossero tutti "matti" in un certo senso (tanto per legarmi al mio post precedente). In realtà è proprio in questo romanzo che leggiamo la chiave per poterli capire. I personaggi sono costantemente preda di una febbre, una febbre mentale così forte che si riflette nel loro modo di agire e di comportarsi, nel loro modo di parlare e sentire, di relazionarsi con gli altri e con il mondo. Per quasi tutto il romanzo Raskolnikov ha la febbre, addirittura il termine febbre compare con mille sinonimi, lo stato di confusione fisico viene descritto e ribadito con le diagnosi più diverse. E' Zosimov, un conoscente dottore degli amici di Raskolnikov a descriverci con precisione le caratteristiche di questa malattia umana:
"E' un fenomeno molto noto: gli atti sono compiuti a volte in modo magistrale, con grande accortezza, ma il governo delle azioni, il principio regolatore delle azioni è sconvolto e dipende da varie impressioni morbose. E' una cosa che si può paragonare al sonno. Tutti noi, e molto spesso, siamo quasi uguali ai matti, ma c'è una piccola differenza: i malati sono un po' più matti di noi. Ma di persone perfettamente equilibrate, in realtà, non c'è n'è quasi nessuna"
Cos'è quindi questa malattia che tormenta Raskolinov ? Certo non è il senso di colpa, perchè è questo stesso principio virale che lo conduce a commettere il delitto: uccidere una vecchia usuraia con un colpo di accetta.
Questa febbre è quella che sa soprenderci in ogni momento della nostra vita: il male che ci illude di chiamarsi bene; azioni negative commesse a fin di bene. Sentiamo sempre che il mondo sia diviso in privilegiati e in condannati; che solo chiudendo ogni tanto un occhio, se non entrambi, possiamo regalarci un passo nell'eliseo degli esseri superiori. E' la febbre che ci fa offrire denaro per ottenere un lavoro, la febbre che ci fa dire una bugia a nostra moglie perchè la vita è una e va vissuta in pieno,  quella febbre che ci fa mettere la carriera davanti ad ogni cosa, è quel ma sì dai per una volta, ma sì lo fanno tutti, ma sì dai non sarò mica io più coglione degli altri? Devo pagare le tasse che non le paga nessuno? Devo dire di no a una segretaria quando nessuno lo verrà a sapere ? Perchè non pago ? se pago tutto è sistemato, tutto sarà a posto, io sarò a posto.
Sentite cosa dice dice l'ufficiale Porfirj per convincere il colpevole a costituirsi e vediamo se uno non ce la fa ad essere chiamato in causa
"Sapete che cosa penso di voi? Vi ritengo uno di quegli uomini che si lascerebbero strappare le budella, in piedi, guardando con un sorriso i loro carnefici, purchè avessero trovato una fede o un Dio. Ebbene trovatelo e vivrete. So che non avete la fede - ma non mettetevi a sottilizzare, abbandonatevi al corso della vita, rinunziate al ragionamento; non abbiate paura; esso vi porterà alla riva e vi rimetterà in piedi. Che vi importa di passare in un'altra categoria di uomini ? Un cuore come il vostro può forse rimpiangere il benessere? DIVENTATE UN SOLE, E TUTTI VI VEDRANNO

venerdì 20 gennaio 2012

Il matto dal dito medio

Un bel po' che non aggiorno! Le visite salgono ma purtroppo in due anni non sono ancora riuscito a ricevere un commento. Qualcuno lascerebbe perdere, ma io ho la testa dura e ogni tanto scrivo anche se chissà a chi.
In ogni caso dedico questo posto ad un matto. In questo periodo ho dovuto fare avanti e indietro dall'ospedale, purtroppo sono cose della vita, anche se non serve a nulla, non ci si sente meglio comunque, anche se quello che di brutto succede, succede a tutti.
Da Cassano a Treviglio saranno 10, 15 chilometri; bè con -4 gradi c'è un matto qui dalle mie parti, vestito con un berretto rosso, una giacca da domatore da circo, una bandana a mò di rambo che con una biciclietta sgangherata, da anni va avanti e indietro per questa strada. Ormai lo conoscono tutti e devo dire che mi fa una certa tenerezza e mi induce ad un gran rispetto. Sbanda da una parte all'altra rischiando di essere tirato sotto dalle macchine che passano e quello che ama fare è urlare contro ogni automobilista che passa indicando il suo dito medio.
Ho pensato che alle volte è quello che tutti noi vorremmo fare, mandare a quel paese un po' tutti, senza sconti e senza eccezioni. Per quello che ci succede e per quello che non ci succede. I matti sono personaggi che hanno sedotto i più grandi scrittori della storia della letteratura: Dostoevskj e Gogol in primis, ma sicuramente anche Kafka, Flaubert, Pirandello, Pasolini e chi più ne ha più ne metta.
Mi chiedo perchè? Basta pensare al tizio con il dito medio: loro solo hanno il coraggio di mostrarci quello che si nasconde dentro di noi: quella volontà inespressa, una rabbia, uno sforzo, una delusione perenne, un dolore dalla radice così profonda che non si può strappare. Non fanno altro che urlarlo, farlo salire alto al cielo. Ho pensato che forse dentro di loro si nasconde una specie di megafono, forse  hanno un compito, assegnato loro da un Dio: raccogliere e registrare tutto quello che succede intorno e riferirlo dritto a qualcuno più in alto. Cari matti, vi abbraccio!

venerdì 30 dicembre 2011

10 motivi per essere single

Ormai sono più di nove mesi che sono single.
In questa fine dell'anno faccio un piccolo sfogo, mi perdoneranno le donne, ma comincio a pensare a buone ragioni per essere single. Considerato che in questo periodo sono stato preso in giro da diverse ragazze, e questo solo per dire che una volta erano gli uomini a prendere in giro le donne, che una volta erano gli uomini che volevano solo divertirsi, ebbene sto ragionando sul piano motivazionale riguardo al mio stato. L'altro giorno ero a pranzo e ho assistito ad un litigio di coppia che, come un vaso di Pandora, ha fatto venire a galla tutti gli scontri che ho avuto da accoppiato. Eccole quindi le buone ragione per essere single
1) Non dover per forza placcare ogni cameriere in un ristorante per chiedere un posto libero, o per chiedere il tempo necessario a vederne uno libero "Allora chiedi o no a qualcuno o devo sempre fare tutto io?"
2) Non litigare con qualcuno che magari non ti ha visto e quel posto libero l'ha occupato prima di te "Hai visto quello si è seduto al nostro tavolo e tu non hai fatto niente, ma fatti valere un po' cribbio!"
3) Non implorare al cameriere di fermarsi a prendere le vostre ordinazioni dopo che sono ben cinque minuti che aspetti qualcuno che prenda l'ordinazione "Fatti vedere no? Fatti vedere! Se no non mangiamo più"
4) Non chiedere di cambiare un piatto perchè troppo freddo, troppo crudo, troppo pieno di salsa, senza salsa, troppo scotto, troppo amaro, troppo dolce, troppo secco, troppo insipido, troppo e basta
5) Arrivare in un centro commerciale e scegliere il posto macchina più lontano dall'ingresso semplicemente perchè più comodo e perchè nessuno lì rischia di colpirti la macchina con un carrello. "Ma dove parcheggi? non vedi che ho i tacchi? O la metti vicina o io non scendo dalla macchina" ";a amore ma se poi giriamo due ore nel centro negozio per negozio, com'è che lì i tacchi non ti fanno male?" - e che cazzo
6) Semplicemente essere libero di girare la macchina e andarsene da quel centro commerciale pieno di macchine, perchè chissenefrega se oggi non ci entriamo! "Per forza non chiedi, guarda quella coppia che cammina chiedi se hanno la macchina vicina ! chiedi no, gira qui, ecco dovevi girare lì! No più avanti, nel settore rosso! Nel settore blu dovevi andare! ancora non lo sai?
7) Non essere costretto ad uscire con coppie che non conosci e che dopo che hai conosciuto ti stanno talmente sui maroni che vorresti essere lontano anni luce
8) Non essere costretto a giustificarti per il fatto di avere degli amici cazzoni, ok sono cazzoni e allora? Io vorrò sempre bene a questi cazzoni va bene?
9) Non vedere Step Up 1, 2,3, Twlighit, Eclipse, non dover ballare per forza latino americano perchè la Mary e la Susy, con Mirko a Mango sono bravissimi e io voglio imparare ed essere più bravi di loro
10) Non vedere qualcuno che la quindicesima volta in quindici giorni ti sale in macchina e ti dice che ha litigato con i suoi, con la sua migliore amica, con sua zia, con sua nonna, e non dover dire sempre "Amore mi dispiace" e non sentirsi dire "Sai dire solo mi dispiace! Non mi capisci, non mi comprendi, non mi stai vicino!" poi dopo sei mesi avere un influenza con 40 gradi, non poter uscire e sentirsi questa volta dire "Ma stai sempre male????"

martedì 20 dicembre 2011

Midnight in Paris

I tempi pare davvero stiano cambiando. I cinepanettoni nel loro weekend di uscita hanno registrato dati imbarazzanti, e fino a settimana scorsa il film di Woody Allen era primo nella classifica del box office italiano. Forse davvero la gente ha voglia di sentirsi considerata più intelligente?
Chi segue (c'è qualcuno che segue vero?) i miei post sa quanto adoro Woody Allen! E questo film non ha per nulla smentito le mie aspettative. L'inizio ricorda moltissimo Manhattan.Un overture che è un inno alla città di Parigi, come la musica di Gershwin lo era stata per New York. E' qui che capiamo subito chi è il vero protagonista del film: la città. Solo Allen sa rendere così protagonista una città anche se non la conosciamo, anche se non ci siamo mai stati. E' il caleidoscopio, la girandola attorno alla quale il protagonista decide di rifugiarsi alla ricerca della sua vera identità. Consiglio a tutti di non leggere nessuna recensione e di tentare di immergersi completamente nella bizzarra avventura di Owen Wilson.
Come al solito nemmeno io voglio dirvi nulla riguardo alla trama se non offrivi una particolare emozione.
E' così indifeso il protagonista di questo film e come sono affascinanti le persone che inseguono i loro sogni senza mai realizzarli. Come è innamorato della vita mentre percorre l'assurdità delle sue azioni; ogni istante, ogni visione, ogni segmento della città sono tanti miracoli che non possiamo che accettare.
Woody Allen sembra dirci insomma che non importa in quale epoca viviamo, quale sogno stiamo rincorrendo o quale ambizione speriamo di toccare: non conta il successo, il denaro, la cultura e l'arte fine a se stessa. Niente ti può donare un'emozione più forte del passeggiare fianco a fianco a una donna per le strade di Parigi, magari sotto la pioggia, e chissenefrega di tutti i problemi poi, dei giudizi degli altri o degli impegni irrevocabili che abbiamo contratto. Guardate la faccia di Owen Wilsion quando passeggia con le tre donne che popolano la sua vita e ditemi se un po' di pelle d'oca non si è fatta strada sulla pelle, dentro a un cinema sotto Natale.

domenica 18 dicembre 2011

American Beauty - discorso del sacchetto

Credo che per molta gente sia più saggio rivedere vecchi film che tentare di vederne di nuovi rimanendo costantemente delusi. Mille storie, mille volti, mille lacrime, mille risate. Ma poi alla fine cosa resta? Cosa resta di tutte le pagine che leggiamo, delle storie che ci raccontano in televisione, delle canzoni che ci invadono ogni secondo di vita?
Nel film di Federico Fellini "Prove d'Orchestra" una musicista racconta che una volta un bimbo riuscì a farle una domanda bellissima: "Signora, ma dove va la musica quando finisce?"
Molte immagini ti rimangono nel cuore soprattutto perchè legate a un preciso periodo storico della vita, in particolare dell'adolescenza, faro primario di tutto il percorso che seguiremo in futuro. Ho rivisto American Beauty e quando è arrivata la scena del sacchetto che vola mi stavo mettendo a piangere di nuovo. La conosciamo tutti quella scena: un ragazzo spiega alla sua nuova ragazza un filmato che ha girato tempo fa: un sacchetto che vola nell'aria danzando figure bellissime per quindici minuti. Sono queste le cose che ti rimangono addosso, i veri tatuaggi del cuore: un monologo di una persona che racconta quanto è bello e straziante vedere un sacchetto che vola. "Alle volte c'è tanta bellezza nel mondo che sento il cuore franare, da non riuscire a sopportarla". Una forza benevola che sembra volerci proteggere e dire che nulla è sbagliato, nulla è per caso, che ci urla di non preoccuparci, di non accapigliarci, di non disperare mai.
Mai.



domenica 11 dicembre 2011

Paesaggi in Pessoa

Credo che la frase più bella che ho letto quest'anno sia nel libro che ho iniziato a citare nel post precedente. Il protagonista del libro, vive nella sensazione perenne che nulla accada nella sua vita. Nulla vale la pena fare perchè già nel fare c'è il presentimento che a nulla serva nulla. Gli manca la forza per determinarsi nel mondo, per uscire dalla routine che gli stritola il corpo e l'anima. E' l'ombra che accompagna costantemente il fare di molti di noi. Chi non riesce a trovare un lavoro più dignitoso per la sua persona. L'impossibilità di essere appagati perché anche quando ci sembra di essere appagati qualcosa manca e la meta è sempre un po' più in là. E perfino quando ci sembra di essere indaffarati, persi nella rutilante atmosfera di un impegno senza sosta, il tedio ci assale perché non c'è azione che soddisfi il bisogno dell'anima. In tutto il libro c'è solo una luce che allevia le sofferenze del protagonista, una mano che tende verso di lui, citata in continuazione: il potere dell'immaginazione. La forza del sogno, del vivere una vita che non esiste ma che alle volte è più reale della realtà. E' in noi che i paesaggi hanno paesaggio: una frase di cui mi sono innamorato al punto da ricopiare qui il passo da cui è tratta:

Viaggiare? Per viaggiare basta esistere. passo di giorno come di stazione in stazione, nel treno del mio corpo, o del mio destino, affacciato sulle strade e sulle piazze, sui gesti e sui volti, sempre uguali e diversi come in fondo sono i paesaggi. 
Se immagino vedo. Che altro faccio se viaggio? Soltanto l'estrema debolezza dell'immaginazione giustifica che ci si debba muovere per sentire. In realtà il capo del mondo, come il suo inizio, è il nostro concetto di mondo. E' in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo come vedo gli altri.
La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo.